Raccogliere informazioni in rete riguardanti il fenomeno del bullismo e sensibilizzare gli operatori che agiscono a contatto con i giovani.
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Paragrafo1
Cos?è il bullismo? La letteratura scientifica contemporanea ha esaminato
il problema da ogni possibile angolatura, dandoci un quadro molto esauriente
del fenomeno.
Inoltre, i media, dal canto loro, hanno contribuito notevolmente a dare
risonanza a questo tema, con indagini e reportage sempre più raffinati ed
approfonditi.
La scuola, dal canto suo, ha trovato chi ha dato ascolto ai suoi molteplici
segnali di aiuto e finalmente vede riconosciuta la reale portata di un dramma
che sino ad un decennio fa era ignorato e sottaciuto dai molti.
Vicende etichettate come manifestazioni di teppismo di strada o di delinquenza
minorile spicciola adesso vengono rivisitate sotto una nuova luce ed inquadrate
nella giusta dimensione.
Il problema non è più soltanto e semplicemente un?insignificante statistica
di episodi di atti vandalici o prevaricazioni sporadiche ad opera di bulletti
di periferia, ma un crescendo sempre più drammatico di violenze da parte
di singoli, o di bande minorili, nei confronti dei più deboli.
Le domande più ricorrenti sul tema, oggi, sono: ?Da dove ha avuto origine??,
?Quali sono le cause che spingono uno o più minori a compiere atti di bullismo??,
?Quanta incidenza hanno le famiglie, quanta la scuola, quanto i mass-media??.
In definitiva, di chi è la colpa se accadono queste cose?
Ma non è certo l?individuazione dei responsabili che può darci la sicurezza
di aver risolto il problema.
Magari fosse così semplice!
Il dibattito è aperto ed acceso in ogni seminario o convegno sull?argomento.
Le tesi, spesso, si contrappongono e si contraddicono le une con le altre;
le argomentazioni sono, comunque, articolate e serie, fondate su dati scientifici
e su ipotesi sociologiche non certe prive di fascino e di razionalità.
Paragrafo 2
Il termine bullismo è la traduzione italiana del termine inglese bullying
ed è utilizzato per designare un insieme di comportamenti in cui qualcuno
ripetutamente fa o dice cose per avere potere su un’altra persona o dominarla.
“Uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato,
quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive
messe in atto da parte di uno o di più compagni.”
Gli ambienti dove più di frequenza si manifesta sono: il quartiere, la strada,
i giardinetti, la sala giochi e infine la scuola (in entrata, in ricreazione
e in uscita).
Le caratteristiche che connotano un comportamento di bullismo possono essere
individuate in:
1. azioni individuali e collettive:
Per azioni individuali si fa riferimento all?agito prevaricatorio da parte
di un solo soggetto nei confronti di un altro, con la consapevolezza che
quest?ultimo è incapace di avere reazioni di contrasto o difesa.
Per azioni collettive si fa riferimento all?agito prevaricatorio da parte
di più soggetti nei confronti di uno o più persone, con la consapevolezza
che questi siano incapaci di avere reazioni di contrasto o difesa.
2. azioni di tipo verbale, fisico e trasversale:
Per azioni di bullismo di tipo verbale si intende fare riferimento a tipologie
di comportamento quali: minacciare, deridere, tormentare, offendere, insultare;
Per azioni di bullismo di tipo fisico si intende fare riferimento a tipologie
di comportamento quali: prendere a schiaffi, pugni o calci, sottrarre oggetti
personali della vittima per distruggerli o impadronirsene;
Per azioni di bullismo di tipo trasversale si intende fare riferimento a
tipologie di comportamento quali: fare pettegolezzi, denigrare, isolare
dal gruppo.
Paragrafo 3
Andiamo ad analizzare il profilo psicofisico del bullo e della vittima così
come emergono dalle rilevazioni delle condotte agite in ambiente scolastico
ed extrascolastico.
Bulli:
? fisicamente forti;
? aggressivi in più contesti;
? altamente impulsivi;
? hanno un?alta stima di sé.
Vittime:
? fisicamente deboli;
? ansiose;
? stanno sulla difensiva;
? hanno una bassa stima di sé.
Un?azione è giudicata aggressiva in base a seguenti criteri:
? intenzione di nuocere;
? effettivo danno arrecato;
? violazione delle norme.
Il comportamento aggressivo di un soggetto costringe chi lo subisce a fare
qualcosa che altrimenti non farebbe, ma che è indotto a fare a seguito di
minacce e punizioni.
Queste azioni implicano di conseguenza l?utilizzo di un comportamento coercitivo
messo in atto ad opera di un soggetto più forte nei confronti del più debole.
Il comportamento coercitivo è attuato per tre scopi:
? Controllare gli altri;
? Ristabilire l?ordine;
? Affermare e proteggere la propria identità.
Paragrafo 4
Le condotte di bullismo sono, di frequenza, durature nel tempo: il bullismo
è attuato, per un lungo periodo, soprattutto in presenza di una vittima
che non ha capacità di difese adeguate, ed il susseguirsi delle prepotenze
fa diminuire la stima di sé da parte della vittima.
Da una ricerca effettuata dall?associazione Aquilone blu in difesa dei bambini
ONLUS sul fenomeno del bullismo emergono i seguenti dati:
Le condotte di bullismo sono in continua crescita, nel 2003 un adolescente
su tre rispondeva sì alla domanda: ?si verificano minacce o atti di prepotenza
nella tua scuola da parte dei compagni??
Dal 33,5% la percentuale è salita al 35,4% nel 2005. Solo il 36% dei maschi
fra i 12 e i 18 anni dice di non aver mai picchiato o minacciato qualcuno,
quota che arriva al 70% per le femmine, mentre il 23% dei ragazzi confessa
di aver fatto entrambe le cose.
Paragrafo 5
Le teorie più accreditate sull?aggressività, quale motore propulsore del
bullismo, risultano essere:
La Teoria del segnale-stimolo di Berkowitz, che prende le mosse dall?ipotesi
della frustrazione-aggressività e secondo la quale la frustrazione produce
uno stato di attivazione emotiva, ad esempio la rabbia, che prepara interiormente
al comportamento aggressivo, grazie a stimoli aggressivi;
La Teoria dell?aggressività come comportamento appreso, condivisa da molti
studiosi, e per la quale l?aggressività può essere il prodotto di un condizionamento
operante, dell?influenza sociale o dell?influenza dei modelli televisivi.
Dall?analisi del problema, si è notata un? aggressività maggiore nei gruppi
piuttosto che nei singoli. Le ricerche condotte hanno evidenziato l?esistenza
di una particolare forma di condotta collettiva denominata ?deindividuazione?
che favorisce nel singolo, tramite la complicità dell?anonimato, sia la
soppressione dei sensi di colpa, sia la condivisione dell?assunzione di
responsabilità, equamente ripartita nel contesto gruppale di appartenenza.
Un soggetto deindividuato abbassa le sue inibizioni ed agisce in modo impulsivo,
ad esempio con atti di violenza o vandalismo, anche a causa di una ridotta
prospettiva temporale.
Per altri le forme di comportamento più estreme sono più probabili in gruppo,
non perché si vengono a perdere le inibizioni o si preoccupano meno delle
norme, ma perché all?interno del gruppo emergono norme nuove, approvate
e condivise da tutti nelle specifiche situazioni.
Paragrafo 6
La presa di coscienza di tale problematica, vissuta in termini di drammaticità
ed impotenza nelle scuole di tutto il territorio, ci ha spinto alla ricerca
di strategie utili ad arginare il fenomeno, creando, ex novo, uno strumento
innovativo, ma soprattutto concreto, da fornire a quanti operano a vario
titolo e con competenze specifiche nel mondo della scuola. Uno strumento
di facile comprensione, duttile e agile nel suo impiego, capace di dare
in tempi estremamente brevi, una risposta precisa e scientificamente corretta
alle molteplici domande degli addetti ai lavori. Abbiamo realizzato un TEST,
di nuova concezione, in grado di compiere il primo e fondamentale passo
per la risoluzione del Bullismo nelle scuole. Un Test/Questionario che possa
consentire l?individuazione di tutti quei soggetti a rischio che vivono
all?interno delle classi.
Il suddetto Test/Questionario si basa su una tecnica di presentazione degli
stimoli piuttosto sofisticata, la ?metodologia delle vignette?, ritenendo,
in tal modo, di evitare di incorrere in una eccessiva astrattezza valutativa,
nella genericità della raccolta dei dati e nel mancato approfondimento del
problema, derivante dalle classiche domande di un questionario, non supportato
da un riscontro visivo immediato.
La sua somministrazione può essere individuale o di gruppo.
Il T.Q. contenente 20 item, due per ogni tavola, garantendo l?anonimato,
prevede nell?intestazione: un titolo, l?indicazione della classe di appartenenza,
l?età ed il sesso.
In concomitanza sono presentate 10 tavole (realizzate dall?artista Giovanni
Robustelli su indicazioni precise dell?autore) che ritraggono diverse situazioni
di bullismo tra compagni di scuola. Ogni tavola contiene a margine una breve
didascalia a cui l?esaminato dovrà rispondere tramite apposita griglia.
Il metodo di presentazione delle tavole può essere sia di tipo proiettivo,
tramite l?utilizzo di monitor o video-proiettore, oppure tramite somministrazione
di materiale cartaceo opportunamente realizzato: stampa policroma su cartoncino
in formato A/4 ? plastificato per una maggiore durata mostrato dall?insegnante
o dallo specialista, al singolo o a tutta la classe.
Le schede saranno date in successione, rispettando i tempi di lettura/comprensione
della domanda posta a margine del T.Q., avendo l?accortezza di ricordare
di volta in volta che è consentito sbarrare soltanto una casella a domanda.
(chiarendone, ove richiesto, anche i contenuti).
fogli per le risposte da dare (sbarrando l?apposito quadratino) contiengono
le domande indicate con numerazione romana seguita da una lettera dell?alfabeto
( 1A-1B, 2A-2B, 3A-3B ?sino alla 10) domande che fanno riferimento alle
due situazioni descritte in precedenza (una per valutare le risposte relative
all?aggressività agita, l?altra per valutare l?aggressività subita).
Le tabelle indicano per ogni item cinque possibili risposte, alle quali
è associato un punteggio (da 0 a 4) sulla base di una scala tipo Likert.
Ogni bambino è tenuto a dare una sola risposta. La scala di giudizio utilizzata
è composta da espressioni valutative che appartengono a un continuum i cui
poli esprimono giudizi estremamente positivi o estremamente negativi, mentre
le modalità intermedie esprimono giudizi di intensità variabile.
Dal confronto dei valori totali delle due schede si otterrà il profilo soggettivo.
Il lavoro è mirato ad un?attenta valutazione dei livelli di bullismo presenti
negli istituti scolastici e settori specialistici.
La somministrazione del T.Q. è tarata per alunni delle classi terza, quarta
e quinta elementare e per le prime e seconde classi di scuola media, per
una fascia di età variabile, quindi, tra gli otto ed i dodici anni (ma,
se opportunamente guidato, potrà essere somministrato sia a bambini di prima
e seconda elementare, sia ad allievi di terza media). Le risultanze ottenute
consentiranno agli operatori scolastici ed alle equipe presenti nelle scuole
di calibrare, successivamente, una serie di interventi finalizzati alla
prevenzione ed al contenimento del fenomeno bullismo, ove presente.
Risultati in base ai punteggi delle risposte date alle domande relative
alle tavole
BIBLIOGRAFIA
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Bulli
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Bullismo a scuola. Ragazzi oppressi, ragazzi che opprimono
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Bulli con le parole e con i fatti. Piccoli carnefici per piccole vittime
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Klein M. Redl F. Wineman D.
Il crimine del bambino
Bollati Boringhieri, Torino 1996, pp. 135
Fonzi Ada
Il bullismo in Italia
Il fenomeno delle prepotenze a scuola dal Piemonte alla Sicilia. Ricerche
e prospettive di intervento
Giunti, Firenze 1997, pp. 230
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Piccoli bulli crescono
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in Psicologia contemporanea, n. 144, 1997, pp. 18-24
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Bullismo, che fare? Prevaricatori e vittime fra i banchi di scuola
in Psicologia contemporanea, n. 149, 1998, pp. 38-44
Bacchini D. Fusco C. Occhinegro L.
Fenomenologia del bullismo a scuola: i racconti dei ragazzi
in Età evolutiva, n. 63, 1999, pp. 14-28
Berdondini L. Fonzi A.
Tecniche osservative per la verifica dell’efficacia di un intervento anti
bullismo
in Età evolutiva, n. 64, 1999, pp. 14-23
Giorgi R. Scoccia S. Antonucci A.
Bullismo: analisi e prevenzione del fenomeno
Un?indagine su insegnanti, operatori e alunni dell’Italia Centrale
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Tassi F.
Il bullismo scolastico: problemi aperti e prospettive di intervento
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Il bullismo tra i banchi di scuola
Scuola Sarda Editrice, Cagliari 2001, pp. 105
Gini G. Carli G.
Il bullismo a scuola
Analisi dei meccanismi di disimpegno morale in una prospettiva di gruppi
in Orientamenti pedagogici, n. 2, 2003, pp. 303-313
Identificazione degli eventi stressanti del bullismo e delle strategie di
coping negli adolescenti
in Orientamenti pedagogici, n. 5
Autore del Progetto: Dott. Sergio De Martino
Per richiedere tutto il progetto completo, i Capi d’Istituto possono scrivere
a:
info@aquiloneblu.org
oppure a:
sergiodemartino2@tin.it
mariangela per aquilone blu
Commento di mariangela — aprile 29, 2007 @ 10:07 pm |
Sono una giovane psicologa siciliana.In collaborazione con due colleghe, stiamo cercando di attivare dei progetti informativi e formativi nelle scuole come valido antidoto al bullismo. Questa esigenza nasce in noi dalla osservazione di un dato sconfortante: la non sufficiente attenzione posta nel nostro territorio a queste problematiche, di cui si colgono esclusivamente i fenomeni devastanti,effetti non facilmente arginabili e frutto di una deficitaria capacità di ascolto del mondo giovanile.
Vi saremmo infinitamente grate se ci forniste delle informazioni suppletive relativamente ai progetti da voi attuati che ci hanno elicitato tanto interesse.
Speranzosi di un vostro positivo riscontro, ringraziamo anticipatamente per l’attenzione che vorrete concedervi
Giuseppa Giannone
Commento di Giuseppa Giannone — maggio 5, 2008 @ 3:44 pm |
Sono un sociologo di Ferrara, ho lavorato 10 anni sul bullismo in 12 scuole superiori e 7 media inferiori, formato 45 docenti su di un metodo di prevenzione , ma valido anche a classi già formate, che ho sviluppato sulla comunicqazione etica, metodo applicato da 18 insegnanti in altrettanti classi I e II seconde, valutato ha dato risultanti incoraggianti : emrsione quasi in ogni classe di problemi di relazione, due bulli si sono scusati e una vittima ha trovato il coraggio di parlare della sua situazione (cose, queste ultime come sapete considerate molto difficili in Letteratura)
Credo di aver unito diverse teorie e prassi di lavoro e di aver fatto una scoipereta scientifica importante, perchè riguarda il benesserte dei ragazzi:un metodo, se non il metodo per prevenire il bullismo e contrastarlo dove già formato. Referenze:Ho partecipato al Gruppo Europeo Novas Res Comune Torino Capofila(ci sono due mie pubblicazioni sul sito Novas Res) novasres@comune.torino.it e a parte il lavoro di progettazione , intervento e coordinamento coordinemanto delle scuole già ricordate, ho pubblicato,per i tipi di Psicologia della Mc-Grow Hill, un capitolo sul bullismo in “Ragazzi che rischiano la vita”,Mc-Grow Hill, 2004. Cerco collaborazioni che mi portino alla pubblicazione del Metodo “La Comunicazine etica che previene e contrasta il bullismo”. In attesa di un cortese riscontro, porgo i miei più distinti saluti. Marcello Darbo, Sociologo Sanitario, Ferrara.
Commento di Marcello Darbo — giugno 24, 2010 @ 3:17 pm |
gentilissimo Dott. Darbo, sono una laurenada in psicologia. sto realizzando una tesi sul bullismo. vorrei sapere se può mandarmi la scheda di valutazione del questionario anonimo che ha utilizzato per il progetto No V.AS.R.E.S.
grazie.
Commento di giovanna — gennaio 23, 2011 @ 10:13 pm |