Bullismo

Il progetto

Raccogliere informazioni in rete riguardanti il fenomeno del bullismo e sensibilizzare gli operatori che agiscono a contatto con i giovani.

4 commenti »

  1. Paragrafo1

    Cos?è il bullismo? La letteratura scientifica contemporanea ha esaminato
    il problema da ogni possibile angolatura, dandoci un quadro molto esauriente
    del fenomeno.
    Inoltre, i media, dal canto loro, hanno contribuito notevolmente a dare
    risonanza a questo tema, con indagini e reportage sempre più raffinati ed
    approfonditi.
    La scuola, dal canto suo, ha trovato chi ha dato ascolto ai suoi molteplici
    segnali di aiuto e finalmente vede riconosciuta la reale portata di un dramma
    che sino ad un decennio fa era ignorato e sottaciuto dai molti.
    Vicende etichettate come manifestazioni di teppismo di strada o di delinquenza
    minorile spicciola adesso vengono rivisitate sotto una nuova luce ed inquadrate
    nella giusta dimensione.
    Il problema non è più soltanto e semplicemente un?insignificante statistica
    di episodi di atti vandalici o prevaricazioni sporadiche ad opera di bulletti
    di periferia, ma un crescendo sempre più drammatico di violenze da parte
    di singoli, o di bande minorili, nei confronti dei più deboli.
    Le domande più ricorrenti sul tema, oggi, sono: ?Da dove ha avuto origine??,
    ?Quali sono le cause che spingono uno o più minori a compiere atti di bullismo??,
    ?Quanta incidenza hanno le famiglie, quanta la scuola, quanto i mass-media??.
    In definitiva, di chi è la colpa se accadono queste cose?
    Ma non è certo l?individuazione dei responsabili che può darci la sicurezza
    di aver risolto il problema.
    Magari fosse così semplice!
    Il dibattito è aperto ed acceso in ogni seminario o convegno sull?argomento.
    Le tesi, spesso, si contrappongono e si contraddicono le une con le altre;
    le argomentazioni sono, comunque, articolate e serie, fondate su dati scientifici
    e su ipotesi sociologiche non certe prive di fascino e di razionalità.

    Paragrafo 2

    Il termine bullismo è la traduzione italiana del termine inglese bullying
    ed è utilizzato per designare un insieme di comportamenti in cui qualcuno
    ripetutamente fa o dice cose per avere potere su un’altra persona o dominarla.
    “Uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato,
    quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive
    messe in atto da parte di uno o di più compagni.”
    Gli ambienti dove più di frequenza si manifesta sono: il quartiere, la strada,
    i giardinetti, la sala giochi e infine la scuola (in entrata, in ricreazione
    e in uscita).
    Le caratteristiche che connotano un comportamento di bullismo possono essere
    individuate in:

    1. azioni individuali e collettive:

    Per azioni individuali si fa riferimento all?agito prevaricatorio da parte
    di un solo soggetto nei confronti di un altro, con la consapevolezza che
    quest?ultimo è incapace di avere reazioni di contrasto o difesa.
    Per azioni collettive si fa riferimento all?agito prevaricatorio da parte
    di più soggetti nei confronti di uno o più persone, con la consapevolezza
    che questi siano incapaci di avere reazioni di contrasto o difesa.
    2. azioni di tipo verbale, fisico e trasversale:

    Per azioni di bullismo di tipo verbale si intende fare riferimento a tipologie
    di comportamento quali: minacciare, deridere, tormentare, offendere, insultare;
    Per azioni di bullismo di tipo fisico si intende fare riferimento a tipologie
    di comportamento quali: prendere a schiaffi, pugni o calci, sottrarre oggetti
    personali della vittima per distruggerli o impadronirsene;
    Per azioni di bullismo di tipo trasversale si intende fare riferimento a
    tipologie di comportamento quali: fare pettegolezzi, denigrare, isolare
    dal gruppo.

    Paragrafo 3

    Andiamo ad analizzare il profilo psicofisico del bullo e della vittima così
    come emergono dalle rilevazioni delle condotte agite in ambiente scolastico
    ed extrascolastico.

    Bulli:
    ? fisicamente forti;

    ? aggressivi in più contesti;

    ? altamente impulsivi;

    ? hanno un?alta stima di sé.

    Vittime:

    ? fisicamente deboli;

    ? ansiose;

    ? stanno sulla difensiva;

    ? hanno una bassa stima di sé.

    Un?azione è giudicata aggressiva in base a seguenti criteri:

    ? intenzione di nuocere;

    ? effettivo danno arrecato;

    ? violazione delle norme.

    Il comportamento aggressivo di un soggetto costringe chi lo subisce a fare
    qualcosa che altrimenti non farebbe, ma che è indotto a fare a seguito di
    minacce e punizioni.
    Queste azioni implicano di conseguenza l?utilizzo di un comportamento coercitivo
    messo in atto ad opera di un soggetto più forte nei confronti del più debole.
    Il comportamento coercitivo è attuato per tre scopi:

    ? Controllare gli altri;

    ? Ristabilire l?ordine;

    ? Affermare e proteggere la propria identità.

    Paragrafo 4

    Le condotte di bullismo sono, di frequenza, durature nel tempo: il bullismo
    è attuato, per un lungo periodo, soprattutto in presenza di una vittima
    che non ha capacità di difese adeguate, ed il susseguirsi delle prepotenze
    fa diminuire la stima di sé da parte della vittima.
    Da una ricerca effettuata dall?associazione Aquilone blu in difesa dei bambini
    ONLUS sul fenomeno del bullismo emergono i seguenti dati:
    Le condotte di bullismo sono in continua crescita, nel 2003 un adolescente
    su tre rispondeva sì alla domanda: ?si verificano minacce o atti di prepotenza
    nella tua scuola da parte dei compagni??
    Dal 33,5% la percentuale è salita al 35,4% nel 2005. Solo il 36% dei maschi
    fra i 12 e i 18 anni dice di non aver mai picchiato o minacciato qualcuno,
    quota che arriva al 70% per le femmine, mentre il 23% dei ragazzi confessa
    di aver fatto entrambe le cose.

    Paragrafo 5

    Le teorie più accreditate sull?aggressività, quale motore propulsore del
    bullismo, risultano essere:

    La Teoria del segnale-stimolo di Berkowitz, che prende le mosse dall?ipotesi
    della frustrazione-aggressività e secondo la quale la frustrazione produce
    uno stato di attivazione emotiva, ad esempio la rabbia, che prepara interiormente
    al comportamento aggressivo, grazie a stimoli aggressivi;
    La Teoria dell?aggressività come comportamento appreso, condivisa da molti
    studiosi, e per la quale l?aggressività può essere il prodotto di un condizionamento
    operante, dell?influenza sociale o dell?influenza dei modelli televisivi.

    Dall?analisi del problema, si è notata un? aggressività maggiore nei gruppi
    piuttosto che nei singoli. Le ricerche condotte hanno evidenziato l?esistenza
    di una particolare forma di condotta collettiva denominata ?deindividuazione?
    che favorisce nel singolo, tramite la complicità dell?anonimato, sia la
    soppressione dei sensi di colpa, sia la condivisione dell?assunzione di
    responsabilità, equamente ripartita nel contesto gruppale di appartenenza.
    Un soggetto deindividuato abbassa le sue inibizioni ed agisce in modo impulsivo,
    ad esempio con atti di violenza o vandalismo, anche a causa di una ridotta
    prospettiva temporale.
    Per altri le forme di comportamento più estreme sono più probabili in gruppo,
    non perché si vengono a perdere le inibizioni o si preoccupano meno delle
    norme, ma perché all?interno del gruppo emergono norme nuove, approvate
    e condivise da tutti nelle specifiche situazioni.

    Paragrafo 6

    La presa di coscienza di tale problematica, vissuta in termini di drammaticità
    ed impotenza nelle scuole di tutto il territorio, ci ha spinto alla ricerca
    di strategie utili ad arginare il fenomeno, creando, ex novo, uno strumento
    innovativo, ma soprattutto concreto, da fornire a quanti operano a vario
    titolo e con competenze specifiche nel mondo della scuola. Uno strumento
    di facile comprensione, duttile e agile nel suo impiego, capace di dare
    in tempi estremamente brevi, una risposta precisa e scientificamente corretta
    alle molteplici domande degli addetti ai lavori. Abbiamo realizzato un TEST,
    di nuova concezione, in grado di compiere il primo e fondamentale passo
    per la risoluzione del Bullismo nelle scuole. Un Test/Questionario che possa
    consentire l?individuazione di tutti quei soggetti a rischio che vivono
    all?interno delle classi.
    Il suddetto Test/Questionario si basa su una tecnica di presentazione degli
    stimoli piuttosto sofisticata, la ?metodologia delle vignette?, ritenendo,
    in tal modo, di evitare di incorrere in una eccessiva astrattezza valutativa,
    nella genericità della raccolta dei dati e nel mancato approfondimento del
    problema, derivante dalle classiche domande di un questionario, non supportato
    da un riscontro visivo immediato.
    La sua somministrazione può essere individuale o di gruppo.
    Il T.Q. contenente 20 item, due per ogni tavola, garantendo l?anonimato,
    prevede nell?intestazione: un titolo, l?indicazione della classe di appartenenza,
    l?età ed il sesso.
    In concomitanza sono presentate 10 tavole (realizzate dall?artista Giovanni
    Robustelli su indicazioni precise dell?autore) che ritraggono diverse situazioni
    di bullismo tra compagni di scuola. Ogni tavola contiene a margine una breve
    didascalia a cui l?esaminato dovrà rispondere tramite apposita griglia.

    Il metodo di presentazione delle tavole può essere sia di tipo proiettivo,
    tramite l?utilizzo di monitor o video-proiettore, oppure tramite somministrazione
    di materiale cartaceo opportunamente realizzato: stampa policroma su cartoncino
    in formato A/4 ? plastificato per una maggiore durata mostrato dall?insegnante
    o dallo specialista, al singolo o a tutta la classe.
    Le schede saranno date in successione, rispettando i tempi di lettura/comprensione
    della domanda posta a margine del T.Q., avendo l?accortezza di ricordare
    di volta in volta che è consentito sbarrare soltanto una casella a domanda.
    (chiarendone, ove richiesto, anche i contenuti).

    fogli per le risposte da dare (sbarrando l?apposito quadratino) contiengono
    le domande indicate con numerazione romana seguita da una lettera dell?alfabeto
    ( 1A-1B, 2A-2B, 3A-3B ?sino alla 10) domande che fanno riferimento alle
    due situazioni descritte in precedenza (una per valutare le risposte relative
    all?aggressività agita, l?altra per valutare l?aggressività subita).
    Le tabelle indicano per ogni item cinque possibili risposte, alle quali
    è associato un punteggio (da 0 a 4) sulla base di una scala tipo Likert.
    Ogni bambino è tenuto a dare una sola risposta. La scala di giudizio utilizzata
    è composta da espressioni valutative che appartengono a un continuum i cui
    poli esprimono giudizi estremamente positivi o estremamente negativi, mentre
    le modalità intermedie esprimono giudizi di intensità variabile.
    Dal confronto dei valori totali delle due schede si otterrà il profilo soggettivo.

    Il lavoro è mirato ad un?attenta valutazione dei livelli di bullismo presenti
    negli istituti scolastici e settori specialistici.
    La somministrazione del T.Q. è tarata per alunni delle classi terza, quarta
    e quinta elementare e per le prime e seconde classi di scuola media, per
    una fascia di età variabile, quindi, tra gli otto ed i dodici anni (ma,
    se opportunamente guidato, potrà essere somministrato sia a bambini di prima
    e seconda elementare, sia ad allievi di terza media). Le risultanze ottenute
    consentiranno agli operatori scolastici ed alle equipe presenti nelle scuole
    di calibrare, successivamente, una serie di interventi finalizzati alla
    prevenzione ed al contenimento del fenomeno bullismo, ove presente.

    Risultati in base ai punteggi delle risposte date alle domande relative
    alle tavole

    BIBLIOGRAFIA
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    Bulli
    in Psicologia contemporanea, n. 133, 1996, pp. 23-28
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    Bulli con le parole e con i fatti. Piccoli carnefici per piccole vittime
    in Il Delfino, n. 2, 1996, pp. 24-25
    Klein M. Redl F. Wineman D.
    Il crimine del bambino
    Bollati Boringhieri, Torino 1996, pp. 135
    Fonzi Ada
    Il bullismo in Italia
    Il fenomeno delle prepotenze a scuola dal Piemonte alla Sicilia. Ricerche
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    Giunti, Firenze 1997, pp. 230
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    Bullismo, che fare? Prevaricatori e vittime fra i banchi di scuola
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    Giorgi R. Scoccia S. Antonucci A.
    Bullismo: analisi e prevenzione del fenomeno
    Un?indagine su insegnanti, operatori e alunni dell’Italia Centrale
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    in Cittadini in crescita, n. 2, 2001, pp. 44-53
    Oppo G. (A cura di)
    Il bullismo tra i banchi di scuola
    Scuola Sarda Editrice, Cagliari 2001, pp. 105
    Gini G. Carli G.
    Il bullismo a scuola
    Analisi dei meccanismi di disimpegno morale in una prospettiva di gruppi
    in Orientamenti pedagogici, n. 2, 2003, pp. 303-313
    Identificazione degli eventi stressanti del bullismo e delle strategie di
    coping negli adolescenti
    in Orientamenti pedagogici, n. 5

    Autore del Progetto: Dott. Sergio De Martino

    Per richiedere tutto il progetto completo, i Capi d’Istituto possono scrivere
    a:
    info@aquiloneblu.org
    oppure a:
    sergiodemartino2@tin.it
    mariangela per aquilone blu

    Commento di mariangela — aprile 29, 2007 @ 10:07 pm | Replica

  2. Sono una giovane psicologa siciliana.In collaborazione con due colleghe, stiamo cercando di attivare dei progetti informativi e formativi nelle scuole come valido antidoto al bullismo. Questa esigenza nasce in noi dalla osservazione di un dato sconfortante: la non sufficiente attenzione posta nel nostro territorio a queste problematiche, di cui si colgono esclusivamente i fenomeni devastanti,effetti non facilmente arginabili e frutto di una deficitaria capacità di ascolto del mondo giovanile.
    Vi saremmo infinitamente grate se ci forniste delle informazioni suppletive relativamente ai progetti da voi attuati che ci hanno elicitato tanto interesse.
    Speranzosi di un vostro positivo riscontro, ringraziamo anticipatamente per l’attenzione che vorrete concedervi
    Giuseppa Giannone

    Commento di Giuseppa Giannone — maggio 5, 2008 @ 3:44 pm | Replica

  3. Sono un sociologo di Ferrara, ho lavorato 10 anni sul bullismo in 12 scuole superiori e 7 media inferiori, formato 45 docenti su di un metodo di prevenzione , ma valido anche a classi già formate, che ho sviluppato sulla comunicqazione etica, metodo applicato da 18 insegnanti in altrettanti classi I e II seconde, valutato ha dato risultanti incoraggianti : emrsione quasi in ogni classe di problemi di relazione, due bulli si sono scusati e una vittima ha trovato il coraggio di parlare della sua situazione (cose, queste ultime come sapete considerate molto difficili in Letteratura)
    Credo di aver unito diverse teorie e prassi di lavoro e di aver fatto una scoipereta scientifica importante, perchè riguarda il benesserte dei ragazzi:un metodo, se non il metodo per prevenire il bullismo e contrastarlo dove già formato. Referenze:Ho partecipato al Gruppo Europeo Novas Res Comune Torino Capofila(ci sono due mie pubblicazioni sul sito Novas Res) novasres@comune.torino.it e a parte il lavoro di progettazione , intervento e coordinamento coordinemanto delle scuole già ricordate, ho pubblicato,per i tipi di Psicologia della Mc-Grow Hill, un capitolo sul bullismo in “Ragazzi che rischiano la vita”,Mc-Grow Hill, 2004. Cerco collaborazioni che mi portino alla pubblicazione del Metodo “La Comunicazine etica che previene e contrasta il bullismo”. In attesa di un cortese riscontro, porgo i miei più distinti saluti. Marcello Darbo, Sociologo Sanitario, Ferrara.

    Commento di Marcello Darbo — giugno 24, 2010 @ 3:17 pm | Replica

  4. gentilissimo Dott. Darbo, sono una laurenada in psicologia. sto realizzando una tesi sul bullismo. vorrei sapere se può mandarmi la scheda di valutazione del questionario anonimo che ha utilizzato per il progetto No V.AS.R.E.S.
    grazie.

    Commento di giovanna — gennaio 23, 2011 @ 10:13 pm | Replica


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